E’ avvenuta il 29 ottobre 2014, la consegna al Centro Pecci di Prato dell’opera di Lucio Fontana, “Concetto spaziale – Attesa”, realizzata nel 1960. L’opera è stata donata in comodato dalla famiglia Pecci allo scopo di tutelarla da possibili future alienazioni. Grande gesto di valorizzazione e regalo alla comunità e ai cittadini come ha detto nel suo intervento il Sindaco e Presidente del Centro, Matteo Biffoni. Erano presenti all’evento anche l’Assessore alla Cultura Simone Mangani, Alberto Pecci, le figlie di quest’ultimo, Roberta e Alessandra, e infine Giuliano Gori. Il Direttore del Centro, Fabio Cavallucci, ha chiamato l’opera l””anello mancante”, paragonandola al primo scheletro umano trovato in Africa, Lucy, vissuta 3,200.000 anni fa, considerato l’anello di congiunzione fra la scimmia e l’uomo. Allo stesso modo tale donazione da parte della famiglia Pecci, è il punto di unione tra la storia del Museo e il suo futuro. La struttura, voluta da Enrico Pecci che la dedicò al figlio Luigi, nel 1988 è stato concepito come luogo all’avanguardia per l’Arte contemporanea, vivo e dinamico, capace di portare un nuovo modo di fruire la contemporaneità da parte dei vari “pubblici” a livello regionale, nazionale e internazionale.

 

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Un momento della serata nel nuovo Centro Pecci, con Fabio Cavallucci, Matteo Biffoni e la famiglia Pecci

E si riparte proprio da qui… da quell'”anello mancante” verso una nuova stagione di “avvicinamenti” da parte del Centro e rivolti fuori di esso, per le strade, tra i ragazzi nelle classi, tra la gente e le famiglie, per tutti, in attesa poi della riapertura prevista per la Primavera del prossimo anno. Giuliano Gori ha raccontato le peripezie del dipinto di Fontana prima di arrivare alla Famiglia Pecci. Fu il Gori stesso che l’acquistò durante le feste natalizie dell’anno 1960 a Venezia, in un luogo dove ci si riuniva spesso: la Galleria d’Arte Aldo della Vedova. Allora, dice Gori, di Fontana si parlava molto come si parlava molto del suo nuovo modo di concepire l’arte e i confini dell’opera, di un quadro. Gori era spesso ospite al ristorante Fuori Oscuri di Milano, vicino all’Accademia, e di Fontana lo colpì subito il “cuore grandissimo, non c’era verso pagare un pranzo”. Ha poi raccontato molti aneddoti curiosi sul carattere dell’artista. “Soleva donare un disegno o una ceramica, ma a quegli che gli chiedevano: maestro mi fa una dedica? lui rispondeva no la dedica no, accontentati che te lo regalo.Quando gli chiesi del perché non faceva dediche a questi ragazzi così affettuosi con lui, rispondeva: “Lo vedi aspettano per rivendere e per far quattrini mica perché gli interessa l’opera mia”.

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Matteo Biffoni e Giuliano Gori

 

Con Giuliano Gori la tela approdò a Prato e fu ceduta gratuitamente da lui all’amico Armando Franchi, zio di Alberto Pecci, che, curioso di conoscere le ultime novità del mondo dell’arte, quando vide il quadro ne rimase folgorato. Adesso il luminoso “Concetto spaziale” di Fontana inizierà un’altra storia per la quale la serata dei “Cambiamenti”, nella nuova struttura futuristica di Maurice Nio, rappresenta solo la sua prima pagina.

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