“E fate che così vi veda ancóra,

un’altra volta, un’altra volta sola.

Forse… Oh no. Sorridete. È una parola

vana questa che io dico. Voi, signora,

siete per me come un giardino chiuso.

 

Siete per me come un giardino chiuso,

dove nessuno è penetrato mai.

Di profondi invisibili rosai

giunge tale un divino odore effuso

che atterra ogni desìo di chi l’aspira”.

Parte della poesia “La passeggiata” di Gabriele D’Annunzio

liquid-rocks-filippo-ioco

Oggi, con le parole di D’Annunzio, andiamo a scoprire le opere di “Body Art ambientale” dell’artista e fotografo svizzero Filippo Ioco. Le “donne giardino”, le “donne ambiente”, le “figure umane camaleonti”, che si nascondono misteriose e silenziose all’interno di paesaggi tra i più vari: rocciosi, marini, boscosi o desertici. Dal San Juan Island National Historical Park di Washington, alla Valle del Fuoco in Nevada, fino alle spiagge di Cala Rossa a Favignana.

Malibu-Shores

Dove si trova qui la figura umana?

Si tratta di una serie, work in progress , chiamata “landscapes”: ricerca infinita della materialità degli spazi, del respiro del mondo e dei corpi che lo abitano.

La figura umana si fa tutt’uno con la natura, le sue forme e i suoi colori. I corpi nudi sono dipinti a mano, utilizzando pennelli e spugne, con vernici, argilla, terra e alimenti. Otto ore di pittura sul corpo per diventare un tutt’uno con la natura e sparire in essa.

“Il body painting non è semplicemente un altro scatto di moda; è molto di più. Dipingere alberi e rocce è probabilmente la cosa più difficile, perché da lontano li vediamo come un unico colore, ma da vicino si possono notare le infinite sfumature” (Filippo Ioco).

La prossima meta dell’artista, nella sua ricerca di sfumature, sarà Alaska o Antartide.

Leave a Comment