Lucio Fontana iniziò ad appassionarsi all’artista dei monocromi Yves Klein cominciando a collezionarne molte opere. L’artista, fondatore del “Movimento spazialista” degli anni Cinquanta del XX secolo, fu infatti tra i primi acquirenti dell’artista francese, divenendo nei primi anni Sessanta, uno dei suoi più importanti collezionisti in Italia. Quella che fino al 15 marzo 2015 troviamo al Museo del Novecento di Milano, è anche la storia di un’amicizia che si fa sempre più stretta in anni cruciali per le nuove poetiche del mondo dell’arte: tra il 1957 e il 62. Il palcoscenico dell’evento sono due città, tra i più importanti centri dell’arte del periodo: Milano e Parigi.

Attraverso 70 opere si ripercorre la storia di un’epoca intensa, visibile anche attraverso una ricchissima documentazione di fotografie, filmati e carte d’archivio. La mostra si deve alla collaborazione tra la Fondazione Lucio Fontana di Milano e gli Archives Yves Klein di Parigi e, per l’occasione, musei italiani e stranieri, hanno prestato opere dei due maestri. Alcune di esse vengono esposte in Italia per la prima volta, come la grande Anthropométrie di Klein che arriva dal Mnam del Centre Georges Pompidou. E tra i prestatori troviamo anche il Mamac di Nizza, il Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld, il Louisiana di Humlebæk, la Gam di Torino e la Gnam di Roma.

Lucio Fontana "Struttura al neon" per la IX Triennale di Milano

Lucio Fontana “Struttura al neon” per la IX Triennale di Milano

La luce, oltre al colore fu indagata da entrambi gli artisti: uno argentino, Fontana, nato nel 1899, l’altro francese, Klein, nato nel 1928. I chiaroscuri dei “Concetti spaziali” permettono l’emergere di forme scultoree sulle tele di Fontana, così come luminosa è la sua Struttura al neon del 1951, dove il gesto e il segno volano tridimensionali nello spazio. Arriviamo così alle luce intrisa nel colore di Klein, che letteralmente si “accende” solo con la visione dal vivo delle sue opere.

Yves Klein "IKB 191"

Yves Klein “IKB 191”

La mostra mette in rapporto stretto, in dialogo serrato e sognante le opere dei due maestri: vuoti e pieni, silenzi e suoni, luci e ombre, immateriale e materia, cielo e terra.

Yves Klein "Sculpture aérostatique" (2007) - Lancio di 1001 palloncini blu

Yves Klein “Sculpture aérostatique” (2007) – Lancio di 1001 palloncini blu

È attraverso la ricerca appassionata di un senso di spiritualità e d’assoluto che Klein si avvicina all’arte, in una carriera che coprì a mala pena l’arco di un decennio. Fu nel 1951 che scrisse le prime annotazioni sull’idea di una pittura monocroma. La sua attività come artista è documentata solo a partire dal 1954 e si concluderà con la morte a 34 anni nel 1962. Brevissimo periodo ma per lui sufficiente ad imporre la sua poetica sulla scena parigina ed europea, che diventò una sorta di tabula rasa dell’arte.

Da lì nuovi impulsi nacquero negli anni Sessanta: come rendere l’immaterialità della vita attraverso la materia che le è propria? Come mostrare l’invisibile, la spiritualità, la magia? Klein diceva: “La monocromia è la sola maniera fisica di dipingere che permette di raggiungere l’assoluto spirituale”.

E sempre Klein: “Sono giunto a dipingere il monocromo […] perché sempre di più davanti a un quadro, non importa se figurativo o non figurativo, provavo la sensazione che le linee e tutte le loro conseguenze, contorno, forma, prospettiva, componevano con molta precisione le sbarre della finestra di una prigione.” Liberazione di istinti primordiali, del gesto, dell’azione dell’artista che straccia quelle sbarre come Fontana fa con i tagli sulle sue tele. Tagli che fanno emergere la realtà dietro la superficie pittorica, con tutto il suo spazio e la sua condizione.

Lucio Fontana "Concetto spaziale, Attese" (1968)

Lucio Fontana “Concetto spaziale, Attese” (1968)

Fontana scrisse: “La ragione non crea. Nella creazione delle forme, la sua funzione è subordinata a quella del subcosciente. In tutte le attività l’uomo funziona con la totalità delle sue facoltà. Il libero sviluppo di tutte queste è una condizione fondamentale nella creazione e nell’interpretazione della nuova arte. L’analisi e la sintesi, la meditazione e la spontaneità, la costruzione e la sensazione sono valori che concorrono alla sua integrazione in un’unità funzionale”.

Buon viaggio… a Milano…

Info per visitare la mostra: Yves Klein e Lucio Fontana. Milano-Parigi, 1957-1962

Curatori: Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti

Orari

lunedì: 14.30-19.30

mar, mer, ven e dom: 9.30-19.30

giovedì e sabato: 9.30-22.30

Per maggiori informazioni: 02 88444061

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