Oggi, in tema di Expo 2015, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, vi parliamo di un’opera d’arte molto particolare: “The Onion” di Marina Abramović, Video/Film del 1996.

Marina-Abramovich_The-onion

“I’m tired of changing planes so often, waiting in the waiting rooms, bus stations, train stations, airports. I am tired of waiting for endless passport controls. Fast shopping in shopping malls. I am tired of more career decisions: museum and gallery openings, endless receptions, standing around with a glass of plain water, pretending that I am interested in conversation. I am tired of my migraine attacks. Lonely hotel room, room service, long istance telephone calls, bad TV movies. I am tired of always falling in love with the wrong man. I am tired of being ashamed of my nose being too big, of my ass being too large, ashamed about the war in Yugoslavia. I want to go away. Somewhere so far that I’m unreachable, by telephone or fax. I want to get old, really, really old, so that nothing matters any more. I want to understand and see clearly what is behind all of us. I want not to want anymore.” – Marina Abramović

Queste sono le parole, la poesia, che l’artista serba ha pronunciato ininterrottamente durante l’interminabile tempo impiegato addentando, masticando e deglutendo una grossa cipolla dorata cruda, con tanto di buccia.

L’azione è lentissima e l’artista guarda fissa al cielo, mentre lo spettatore è attirato dal colore rosso che risalta sulle sue unghie e sulla sua bocca. Anche questo evolve in questo passaggio temporale che subisce l’immagine: via via che Abramović addenta la cipolla, dalle labbra scolora quella vitalità; il viso si gonfia; le lecrime iniziano a scorrere sulle guance.

abramovic

Le azioni di Marina Abramović, la “Regina della performance art”, sono indiagini sul corpo e le sue possibilità, sul potere della psiche: l’arte è la vita e l’arte affronta le difficoltà di essa. L’arte può diventare un “Metodo“, meditativo e di riappropriazione di un tempo sottratto all’uomo contemporaneo, affinchè gli ostacoli e le sofferenze della vita possano risultare più sopportabili. Per tradizione è presente anche il parallelismo tra vita e cipolla, materia, insieme al corpo dell’artista, dell’opera-video. La cipolla è da sempre associata, per i suoi molteplici strati, all’esistenza.

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