Solo apparentemente l’arte e la scienza sono contrapposte: creatività libera e anche irrazionale, contro razionalità a tutti i costi. In realtà da sempre le due “materie” sono legate indissolubilmente. Un esempio tra tutti, nel Rinascimento lo “sposalizio” fra le due dette origine alla prospettiva che indaga l’occhio umano a livello fisico e percettivo. Anche nell’arte del nostro tempo, molte sono le contaminazioni interdisciplinari tra arte e scienza, tra esse si annoverano La Geometry-Art, la Quantum Art, la Bio–Art, la Eco-Art: queste ultime sempre più spesso orientate a promuovere nuove conoscenze per la prevenzione del degrado ambientale e la sopravvivenza della biodiversità.

Ricerca tra arte e scienza, dove la scienza diventa materia artistica in continua trasformazione, è quella intrapresa da tre artisti contemporanei che costituiscono un gruppo dal nome “Propeller Group”. Gli artisti che compongono il collettivo si chiamano Phunam, Matt Lucero e Tuan Nguyen Andrew e si uniscono nel 2006, lavorando principalmente a Ho Chi Minh City, in Vietnam e a Los Angeles, in California.

Il collettivo è stato selezionato per la mostra “All The World’s Futures” della Biennale Arte di Venezia ed espongono alle Corderie dell’Arsenale la loro opera fino al 22 novembre 2015.

opera prop

Gelatina. Affascinante materia trasparente che ha tutto un mondo dentro di sé. Dietro la teca con la gelatina, un video, che mostra quella stessa forma gelatinosa in costante dinamismo.

video gelatina

Questo è il risultato di un progetto che ha impegnato gli artisti per un anno e mezzo. Gli strumenti per realizzare l’opera, oltre alla gelatina, sono stati un M16 e un AK47, i due principali fucili d’assalto inventati e poi commercializzati in tutto il mondo, rispettivamente dagli Stati Uniti e dal Vietnam. Tali armi hanno cambiato il volto della guerra nell’epoca contemporanea, divenendo uno dei tanti oggetti di produzione di massa, alla stregua della Coca Cola.

L’impatto emotivo del lavoro dei Propeller Group è reso più evidente dalla stessa scelta dei due fucili per la loro azione: non qualsiasi, ma fucili d’epoca, oggetti che hanno avuto una storia, un passato, dei ricordi. Il contesto di questi prodotti fu la guerra del Vietnam.

L’atelier degli artisti è divenuto un laboratorio balistico negli Stati Uniti, dove sono stati sparati i proiettili contemporaneamente e dai fucili posti uno di fronte all’altro, in maniera da rendere inevitabile lo scontro. La materia dell’incontro-scontro, capace di catturare e fondere dentro di sé i proiettili è stata appunto la gelatina. O meglio la gelatina balistica, una sostanza artificiale usata per testare scientificamente gli effetti causati dalla penetrazione dei proiettili delle armi da fuoco nei tessuti muscolari, simulandone la densità e la viscosità.

gelatina fronte

I proiettili penetrano nella materia dai lati opposti ricreando, con quell’azione, la materia stessa. Gli effetti su di essa sono visibili, sempre in mostra, nel video che fa parte dell’opera, e che fa scoprire il suo movimento dopo l’impatto, tormentato e apocalittico, che si concluderà con una nuova realtà, nata da un’azione fermata nel tempo. Movimenti di una frazione di secondo che i nostri occhi normalmente non sarebbero in grado di percepire. L’installazione a Venezia è solo una piccola parte del progetto complessivo che vede concludersi con la mostra che si è tenuta nel mese di agosto, presso il Grand Arts, a Kansas City nel Missouri. Una mostra che racconta tutto il complesso processo di realizzazione dell’opera, processo che poi è l’opera d’arte stessa: spettacoli di collisioni, oggetti fusi, blocchi di gel e film video.

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“Un universo di Collisioni” è stato il titolo della mostra che sembra farci rivivere la stessa storia del mondo, il Big Bang, la nascita di tanti, infiniti universi, intrappolati nella viscosità sensibile della materia.

Le Biennale di Venezia 56

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