Meravigliosa la mostra inaugurata lo scorso venerdì 8 maggio a Palazzo Fabroni di Pistoia. L’artista è Federico Gori e il titolo, poetico come il percorso espositivo che guida lo spettatore, è “Come afferrare il vento”. Paradossi e contrasti che danno vita e movimento ad opere materiche e inafferrabili, come è la vita e il suo passaggio nel tempo e nello spazio. Federico Gori nasce a Prato nel 1977 e risiede a Pistoia, dove inizia la sua formazione all’Istituto Statale d’arte Petrocchi, che si concluderà nel 2001 all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Al Fabroni tutto parte dalla natura e dalla riflessione del rapporto tra questa e la vita dell’uomo contemporaneo. Il percorso espositivo è diviso in due parti, corrispondenti ai due lati del Palazzo: si inizia dalle incisioni su lastre di rame e ossidazioni naturali subite dalle impressioni di piante, i cui rami e linee sembrano affiorare dalla materia e sulla materia. In realtà quelle che affiorano sono radici, la parte invisibile dell’esistenza: una “radiografia di ciò che può essere visto sotto i nostri piedi”. Non a caso l’artista sceglie per queste opere il rame, simbolo della mutevolezza e del cambiamento, che subisce costanti trasformazioni nel tempo, previste da Gori, ma allo stesso tempo in parte imprevedibili. Attraverso la tecnica dell’impressione su rame, l’artista cattura anche la vita stessa di un albero, i suoi anelli di accrescimento annuale che creano un disegno le cui tonalità ed effetti sono soggetti ad una trasformazione costante, assumendo una vita propria.

albero

terra

La seconda parte del percorso espositivo è un cambiamento di materiali: terra, erba, radici, carbone, 1500 foglie ossidate e incise, sospese a mezz’aria a evocare una folata di vento, un attimo fissato come in una fotografia, fermato nel tempo, disegnato nello spazio.

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La mostra si conclude con altri poetici contrasti: vita-morte, presenza-ricordo, materia-immateriale, staticità-movimento, silenzio-musica. Si tratta delle emozionanti opere, video-animazioni, composte da centinaia di dipinti, montati in sequenza. La mostra è il risultato di un lavoro durato 6 mesi, curato da Marco Pierini, che non è ancora concluso, e che si concluderà solo alla fine. Per i visitatori infatti sarà interessante tornare due volte a rivedere la mostra, per osservare e scoprire i cambiamenti subiti naturalmente dai materiali organici usati dall’artista, come appunto il rame ossidato naturalmente. Per questo solo alla fine, si avrà la possibilità di trovare il catalogo che mostrerà anche questo processo di metamorfosi e fruizione dell’opera d’arte contemporanea che vive un preciso spazio e un preciso tempo, dialogando perfettamente con gli ambienti di Palazzo Fabroni.

Evento promosso e organizzato dal Comune di Pistoia/Palazzo Fabroni (che fa parte di Amaci-Associazione dei musei di arte contemporanea italiani) con la collaborazione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci – nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea” – e la sponzorizzazione di Publiacqua.

Info utili per visitare la mostra:

Dal 9 maggio al 26 luglio 2015, dal giovedì alla domenica e festivi

Orario: 10.00/13.00 – 15.00/18.00 sabato 16 maggio (La notte dei musei): apertura straordinaria anche dalle ore 21.00 alle ore 24.00

Costo: Biglietti d’ingresso (comprensivi anche della visita alla collezione permanente di Palazzo Fabroni) – Intero € 3.50 – Ridotto € 2.00 – Possibilità di biglietto cumulativo con il Museo Civico e il Museo Marino Marini: due sedi museali a scelta € 6.00 (intero) € 3.00 (ridotto); tre sedi museali a scelta € 9.00 (intero) € 5.00 (ridotto).

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