Nell’arte contemporanea si indagano spesso le relazioni, le interconnessioni tra persona e persona, tra uomo e natura, tra uomo e società. Così avviene nella performance e nell’happening, nelle istallazioni e nella scultura contemporanea, come quella iperrealista di Duane Hanson che, proprio per la resa stessa “maniacale” della realtà, sovverte e crea interrogativi nella sua relazione con il pubblico. Interattività, multidimensionalità, polisensorialità, sono gli obiettivi dell’artista torinese Piero Gilardi.

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Una natura incontaminata e bellissima o meglio pezzi di questa, tolti alle minacce di distruzione dell’equilibrio naturale portati dall’industrializzazione.

È nell’ottobre del 1965 che Gilardi inizia a sperimentare l’idea di opera d’arte come oggetto fruibile. Sono di quest’epoca i suoi “vestiti-stati d’animo” che sono la concretizzazione della ricerca volta a rappresentare l’interiorità e allo stesso tempo l’esteriorità delle cose.

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All’epoca Gilardi frequentava un altro artista torinese, Alighiero Boetti, intento a ricercare il modo di costruire delle figure utilizzando dei vestiti che, opportunamente irrigiditi con il poliestere, diventavano delle vere e proprie sculture. I vestiti d’altronde sono uno dei mezzi con cui si esprime il nostro corpo nel mondo, comunica ed interagisce con esso: una pelle sociale.

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I tappeti-natura di Gilardi riproducono la natura e i suoi elementi con una fedeltà al dato reale stupefacente. Ed è qui la loro potenza interattiva perché lo spettatore è naturalmente e istintivamente portato a toccare quella “realtà” per assicurarsi che sia reale. E in quell’interazione è l’essenza dell’opera, il suo fascino contraddittorio e misterioso. “L’aspettativa di solida materialità e consistenza indotta dalla verosimiglianza con l’elemento naturale, viene smentita dal contatto con le sostanze soffici, leggere e flessibili che compongono il manufatto artistico”. Opere fatte interamente di poliuretano espanso, materiale comunemente chiamato gommapiuma.

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Il critico d’arte Renato Barilli collega l’artista alla Pop art, per quella volontà di rappresentare le cose come sono, tali e quali, e, mentre nella Pop art americana il soggetto sono i prodotti di consumo e di massa, la pubblicità e la merce tutta uguale e alienante, Gilardi contrappone tutto questo alla resa della natura. Molto spesso le sue “isole”, vengono inserite in mezzo a quella natura riprodotta, divenendo vere e proprie operazioni di Land Art.

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L’arte di Gilardi ha lo scopo di essere d’aiuto alla vita dell’uomo contemporaneo, così è anche il suo lavoro di arte-terapeuta. Nel reparto femminile del manicomio di Torino, costituì un atelier per le attività plastiche e figurative, in collaborazione con psicologi e psichiatri dell’Istituto. Le opere di Gilardi si presentano come “isole artificiali che il visitatore è invitato ad abitare e a consumare, vivendo la sensazione che offre la sua materia soffice e dove un ruolo non marginale viene svolto dalla componente ludica (…) l’impulso del gioco come trasformatore della realtà” (Efthalia Rentetzi “Piero Gilardi dai tappeti natura alle installazioni “interattive”).

Con Gilardi vi aspettiamo al Museo del Tessuto per la Giornata FAMU dedicata alle famiglie, con il laboratorio “Il Lupo Mangiafrutta” (prenotazione obbligatoria: 333 7044923). L’attività è organizzata dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e si svolgerà alle ore 15.00-16.30, per famiglie con bambini dai 3 ai 5 anni. La frutta e la verdura non sono mai state così divertenti!

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