Negli anni 60 Mina cantava una famosissima canzone che parlava di bolle di sapone

“Bll … le mille bolle blu …

Bll … le mille bolle blu …

Bll … le mille bolle blu …

Che volano …

e volano …

e volano …”.

Sfere iridescenti che incantano per la loro fragile bellezza. Un soggetto molto affascinante anche in arte per i pittori che in passato volevano mostrare la loro bravura tecnica. Il genere della natura morta si prestava bene a certi virtuosismi: vasi di vetro e bicchieri di cristallo colmi di vino, frutta succosa e un po’ trasparente come gli acini d’uva, erano soggetti che richiedevano grande studio del dato reale. Le bolle di sapone erano inserite in scene di gioco di bambini o quotidiane.

Ignazio Stern – Putto che fa bolle di sapone (particolare)

Ignazio Stern – Putto che fa bolle di sapone (particolare)

In particolare Chardin nel XIII secolo, c’era riuscito a dipingere quella magica aria, quella magica iridescenza. Il suo contemporaneo Denis Diderot dirà: “Oh Chardin! Quello che mescoli sulla tua tavolozza non è del bianco, del rosso o del nero, ma la sostanza stessa degli oggetti; prendi con la punta del tuo pennello l’aria e la luce e le fissi sulla tela”.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, XVIII secolo "Bolle di sapone"

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, XVIII secolo “Bolle di sapone”

Un pennello e una miscela straordinaria di colori per rappresentare l’immateriale e fluttuante sostanza di una bolla di sapone fino ad oggi. Fino a Hilden e Diaz, i due artisti che hanno cercato e trovato una miscela per far durare nel tempo le proprie bolle di sapone che fluttuano espandendosi in movimento, enormi, all’interno di sale espositive sopra le teste dei visitatori. Il materiale non è proprio sapone, ma un prodotto segreto, che non è plastica né detergente e acqua.

Hilden e Diaz-bolla

Il sogno di ogni artista e di ogni bambino è divenuto realtà…

Lettura consigliata:

“Il sogno infinito” di Harry Bernstein

Quei sogni erano sempre là a rischiararci un poco l’esistenza, solo che andavano e venivano: splendidi finché duravano ma fragili ed evanescenti. Erano come le bolle di sapone che soffiavamo dalla pipa di terracotta; le facevamo volteggiare nell’aria in una sfilata di colori allegri, magnifiche ma sfuggenti. Allungavamo la mano per afferrarne una, ma quella, appena la toccavamo, scoppiava e svaniva. Così erano i nostri sogni”. (Harry Bernstein).

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